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#FrancescoDeGregori all’ #ArenadiVerona con i #GnuQuartet

In estate FRANCESCO DE GREGORI andrà in giro per l’Italia accompagnato da una grande orchestra in un tour che dichiaratamente si propone di presentare per la prima volta in un contesto sinfonico i suoi più grandi successi.

L’orchestra, composta da quaranta elementi, avrà come nucleo centrale il quartetto degli Gnu Quartet (composto da Raffaele Rebaudengo alla viola, Francesca Rapetti al flauto, Roberto Izzo al violino e Stefano Cabrera al violoncello) oltre alla band che accompagna De Gregori ormai da lungo tempo.

«Sono particolarmente felice che la Stagione estiva 2019 alle Terme di Caracalla venga aperta da un evento eccezionale quale il concerto di Francesco De Gregori accompagnato da una grande orchestra – ha dichiarato Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma – Le Terme di Caracalla da qualche anno a questa parte sono aperte alle eccellenze musicali oltre i rigidi confini dell’opera e della musica classica. E la musica e l’arte di De Gregori, da molti decenni, rappresentano un vertice assoluto della canzone italiana, una delle forme più antiche e nobili del nostro patrimonio musicale.

Il concerto di Francesco De Gregori, come inaugurazione, sarà un grande omaggio all’artista amato da tutti gli italiani, ma anche – grazie alla splendida e unica cornice delle Terme di Caracalla – una consacrazione del suo straordinario lavoro artistico».

Le date:
11 giugno Roma, Terme di Caracalla
14 giugno Taormina, Teatro Antico
30 giungo Lucca, Piazza Napoleone – Lucca Summer Festival
20 settembre Verona, Arena

https://www.cittadiverona.it/eventi/francesco-de-gregori-allarena-di-verona-con-i-gnu-quartet

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#Tosca all’ #ArenadiVerona

Tosca di Giacomo Puccini viene proposta per cinque rappresentazioni, a partire dal 10 agosto 2019, nello scenografico allestimento del 2006 di Hugo de Ana, che ne ha curato regia, scene, costumi e luci.

ATTO I

Roma, giugno 1800

Un uomo entra di nascosto nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle. È Cesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana, arrestato dalle autorità pontificie e appena evaso dal carcere di Castel Sant’Angelo. Si rifugia nella cappella di famiglia, dove la sorella, la marchesa Attavanti, ha preparato un travestimento femminile per facilitargli la fuga.

Brontolando, arriva il sagrestano. Ce l’ha con il pittore Mario Cavaradossi, che lo ha incaricato di lavare i pennelli; l’artista, inoltre, non gli sta simpatico per le sue idee libertarie e filo-francesi. Al rintocco dell’Angelus, compare Cavaradossi e riprende a dipingere una tela raffigurante la Maddalena, ispirata dal volto di una sconosciuta vista in chiesa nei giorni precedenti.

Non appena il sagrestano si allontana, Angelotti esce dal nascondiglio; Cavaradossi riconosce a stento l’amico, di cui condivide la fede rivoluzionaria. Dopo un rapido scambio di battute, l’improvviso arrivo di Floria Tosca, amante del pittore e celebre cantante, costringe il fuggiasco a nascondersi nuovamente.

Gelosissima, la donna sospetta una presenza femminile. Cavaradossi la rassicura, ma i sospetti si fanno brucianti quando Tosca, osservato con attenzione il dipinto, riconosce nell’immagine della Maddalena il volto della marchesa Attavanti, che crede sua rivale e che in realtà frequentava la chiesa, fingendo di pregare, per preparare la fuga del fratello. Lui le spiega di aver preso a modello quella donna senza sapere chi fosse e alla sua insaputa, e riesce a placare la scenata di gelosia esprimendo con tenerezza il suo amore. Si danno quindi appuntamento per quella notte stessa – dopo lo spettacolo di Tosca – nella villa del pittore fuori Roma.

Rimasto solo con Angelotti, Cavaradossi si offre di nasconderlo nel suo podere e gli spiega come raggiungerlo. Un colpo di cannone proveniente da Castel Sant’Angelo annuncia che la fuga è stata scoperta. Il pittore decide di accompagnare l’amico. I due escono rapidamente.

Ritorna in chiesa il sagrestano. Seguito da chierici e cantori, comunica la notizia di una sconfitta di Napoleone Bonaparte. Tutti gridano e ridono felici, ma l’entusiasmo viene presto troncato dal barone Scarpia, capo della polizia, che irrompe in chiesa sulle tracce del prigioniero. Noto per la ferocia e la dissolutezza, l’inquisitore ordina all’agente Spoletta e agli altri uomini del suo seguito di ispezionare ogni angolo.

Nella fuga precipitosa Angelotti ha lasciato dietro di sé alcuni indizi, tra cui un ventaglio con lo stemma degli Attavanti che faceva parte del travestimento. Le confidenze del sagrestano, che non ha mai provato simpatia per Cavaradossi, convincono inoltre Scarpia della complicità del pittore.

Quando Tosca ritorna in chiesa in cerca dell’amante, il capo della polizia le fa vedere il ventaglio, alimentando in lei gelosia e sospetti. Ormai convinta che Mario la tradisca con la marchesa Attavanti, la donna si precipita furiosa verso la villa del pittore convinta di sorprendere i due amanti. Scarpia ordina a Spoletta di pedinarla. Poi, mentre il popolo intona il Te Deum per la vittoria sui francesi, rivela il suo progetto perverso: possedere Tosca e farne impiccare l’amante.

ATTO II

È sera. A Palazzo Farnese, Scarpia sta cenando nella sua camera e attende con impazienza notizie di Angelotti. Dalla finestra del palazzo entra l’eco della festa indetta per la sconfitta di Napoleone e alla quale di lì a poco si esibirà anche Tosca. Il barone chiede al gendarme Sciarrone di consegnare alla cantante un biglietto per convocarla dopo la recita.

Entra Spoletta. L’agente riferisce di aver seguito Tosca e perquisito la villa, ma di non aver trovato il fuggiasco. In compenso, ha arrestato Cavaradossi. L’uomo viene quindi introdotto e alle domande di Scarpia risponde con atteggiamento deciso e sprezzante, negando ogni complicità nella fuga del prigioniero. In sottofondo si sente la voce di Tosca che prende parte alla cantata celebrativa. L’interrogatorio si fa più serrato, ma Cavaradossi nega di sapere dove si nasconda Angelotti.

Arriva Tosca. Cavaradossi le raccomanda a bassa voce di non riferire quanto ha visto nella sua villa.

Mentre il pittore viene condotto nella vicina stanza della tortura per essere ancora interrogato, Tosca si sforza di rimanere calma e di rispondere con disinvoltura alle domande insidiose di Scarpia. Ma alle grida di Mario sotto tortura non resiste e rivela il nascondiglio di Angelotti.

Cavaradossi viene riportato sanguinante e svenuto nella stanza di Scarpia. Quando si riprende, capisce che Tosca ha ceduto e la maledice. Poi, alla notizia che Bonaparte ha vinto la battaglia di Marengo, trova la forza di esultare per la vittoria e di gridare in faccia a Scarpia il suo disprezzo. Immediatamente viene condannato a morte e condotto in carcere.

A questo punto Tosca cerca di muovere a pietà l’aguzzino, gli offre perfino del denaro. Scarpia, brutalmente, le offre la possibilità di salvare la vita dell’amante in cambio di un rapporto sessuale. Lei rifiuta, ma quando Spoletta porta la notizia che Angelotti si è suicidato e che tutto è pronto per la fucilazione di Mario, cede al ricatto.

Scarpia le fa credere di predisporre una fucilazione simulata, con armi caricate a salve, ma contemporaneamente ordina a Spoletta un’esecuzione regolare. La donna chiede un salvacondotto per fuggire con Cavaradossi.

Mentre Scarpia è impegnato a firmare il documento, Tosca vede un coltello sul tavolo e lo afferra, nascondendolo. Quando l’uomo cerca di abbracciarla, lo pugnala a morte e, prima di fuggire con il lasciapassare, colta da pietà cristiana, gli pone accanto due candele e gli posa sul petto un crocefisso.

ATTO III

Siamo sulla piattaforma di Castel Sant’Angelo. Lo scampanio delle chiese romane e il canto malinconico di un pastorello annunciano l’alba. In attesa di essere giustiziato, Cavaradossi inizia a scrivere una lettera di addio che il carceriere, in cambio di un anello, accetta di consegnare a Tosca. Dopo qualche riga è sopraffatto dai ricordi struggenti e dalla sensuale rievocazione dei momenti d’amore trascorsi con l’amata. Si prepara ad affrontare la morte con disperata consapevolezza, quando, inattesa, arriva Tosca.

Agitata, la donna gli mostra il salvacondotto e poi confessa di aver ucciso Scarpia, mettendolo al corrente dell’intrigo. Lo avvisa che la fucilazione sarà una finzione e che, finita la messinscena, potranno partire insieme per Civitavecchia. Gli spiega anche come comportarsi: dovrà cadere con naturalezza, come se fosse colpito sul serio.

Finalmente giunge il plotone. Tosca raccomanda a Mario di fingere bene: lui la rassicura che cadrà “come la Tosca in teatro”. La fucilazione ha luogo, Spoletta impedisce il colpo di grazia. Ma quando il plotone si allontana, Tosca si accorge disperata che Mario è stato ucciso realmente e si rende conto dell’ultima beffa di Scarpia.

Voci confuse si avvicinano: le guardie hanno scoperto l’omicidio. Spoletta si precipita su Tosca per arrestala, ma lei rapidamente raggiunge gli spalti del castello e si getta nel vuoto, sfidando Scarpia “avanti a Dio!”.

Tosca all’Arena di Verona

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In #GranGuardia a #Verona l’ #esposizione “#Waiting for the #Opera – L’Opera in mostra”

In Gran Guardia a Verona l’esposizione “Waiting for the Opera – L’Opera in mostra” Eventi a Verona

In Gran Guardia a Verona l’esposizione “Waiting for the Opera – L’Opera in mostra” Eventi a Verona

La mostra Waiting for the Opera – L’Opera in mostra”, aperta dal 21 giugno fino al 22 settembre e ospitata al palazzo della Gran Guardia di Verona, accompagna i visitatori dentro la storia del festival, alla sua nascita nel 1913 fino ad oggi.

Pescando dal un corpus di oltre 140 opere dell’archivio storico della Fondazione Arena, l’esposizione rivela bozzetti, costumi di scena, fotografie d’epoca, registrazioni audio e video, articolati in cinque sezioni, una per ciascuno dei titoli lirici del cartellone 2019: Aida, Il Trovatore, Tosca, la Traviata, Carmen. Una sezione speciale è dedicata al maestro Zeffirelli e al suo amore artistico per l’Arena.

Ad arricchire l’esperienza, una raccolta di registrazioni storiche dell’Arena di Verona, che porterà il visitatore poi nelle sale alla scoperta di grandi scenografi, bozzettisti, costumisti: da Ettore Fagiuoli, architetto scenografo della prima opera in Arena – Aida – all’eclettico artista Pino Casarini, dalla costumista premio Oscar Gabriella Pescucci al regista argentino Hugo de Ana fino al celebre scultore Miguel Ortiz Berrocal. La mostra, curata da Cecilia Ambra Baczynski, renderà anche agli allestimenti del grande Franco Zeffirelli, che ha firmato ben sei diverse produzioni dal 1995, con il primato delle opere più rappresentate all’Arena.

Per informazioni www.waitingfortheopera.itinfo@waitingfortheopera.it, tel. 045 8329549.

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#Aida all’#ArenadiVerona

L’edizione storica di Aida, per la regia di Gianfranco de Bosio, ispirata al primo allestimento del 1913 di Ettore Fagiuoli, è in scena per 16 serate fino al 7 settembre 2019, come da tradizione a conclusione del Festival.

 

Il titolo, che dal suo esordio nel 1913 sul palcoscenico areniano conta ormai oltre 670 recite, è l’opera simbolo dell’Arena di Verona.

Nell’ambito degli eventi organizzati per celebrare i 50 anni dal debutto di Plácido Domingo all’Arena e in Italia, il grande artista madrileno sale sul podio per dirigere l’Orchestra e il Coro della Fondazione Arena per la recita di Aida del 28 luglio 2019.

A Menfi soffiano venti di guerra. Ramfis, capo dei sacerdoti e potenza occulta dello Stato, informa Radamès, capitano delle guardie, che gli etiopi stanno per invadere l’Egitto. La prospettiva di un conflitto stimola l’ambizione di Radamès. Il giovane spera di ricevere dalla dea Iside il comando supremo dell’esercito. È coraggioso, sogna la gloria. Tutto gli sembra possibile. La guerra, per lui, è anche un’occasione per apparire valoroso agli occhi della donna che ama in segreto: Aida, una schiava etiope al servizio di Amneris, la figlia del faraone.

Pure la principessa egizia è innamorata di Radamès. Intuitiva, Amneris sospetta subito di avere nella schiava una rivale, ma preferisce dissimulare la gelosia con scaltra doppiezza. Aida, intanto, si dibatte tra l’angoscia per la patria in armi e l’amore che ormai la lega al nuovo mondo.

Pochi squilli di fanfara e una grande scena corale sovrasta aspirazioni e conflitti individuali. I potenti dello Stato si riuniscono per decidere la guerra. Il Re e Ramfis si stagliano come personaggi senza identità, personificazioni di un potere che schiaccia chiunque tenti di opporsi.

Dopo che un messaggero conferma l’invasione degli etiopi guidati dal Re Amonasro, il Faraone annuncia che l’oracolo ha scelto il condottiero supremo, Radamès. Tutti si esaltano di furore bellico e lo incitano a tornare vincitore. Aida, rimasta sola, è contesa tra passioni inconciliabili: augura la vittoria a Radamès e spera allo stesso tempo che Amonasro, che è suo padre, distrugga le truppe egizie. Disperata, piena di angoscia repressa, si affida a una preghiera e alla pietà degli dèi.

Il passaggio allo stato di guerra è sancito dal rito dell’investitura nel tempio di Vulcano. Tra canti e danze, sul capo di Radamès viene steso un velo d’argento, mentre Ramfis consegna la spada consacrata. Per espandere il suo potenziale distruttivo e apparire giusta, la guerra si carica di sacralità.

Atto II

Nel suo appartamento, Amneris si prepara per la cerimonia del trionfo di Radamès. Il doppio gioco con Aida procede astutamente; con atteggiamento amichevole, porta il discorso sull’argomento che più le sta a cuore, mettendo alla prova i sentimenti della schiava: Radamès – la informa con studiata indifferenza – è morto in battaglia. La disperazione di Aida trasforma i sospetti in certezza. Amneris svela l’inganno e getta la maschera: Radamès è vivo e anche lei ne è innamorata. Furiosa, la figlia del faraone minaccia vendetta.

La coralità riprende il sopravvento sulle sorti individuali. Marce, danze, inni e fanfare accolgono a Tebe l’entrata dell’esercito vittorioso. Al termine del corteo trionfale entra Radamès; il Re si impegna a esaudire ogni suo desiderio. Sfilano anche i prigionieri etiopi, tra i quali Aida riconosce il padre Amonasro che, fingendosi un semplice ufficiale, chiede clemenza per gli ostaggi. Ramfis invita a non avere pietà, mentre Radamès chiede vita e libertà per gli sconfitti. Il Re trova un compromesso: Aida e Amonasro resteranno in Egitto come garanzia di pace, tutti gli altri saranno liberati. Si annunciano quindi le nozze tra il trionfatore e Amneris. Nel tripudio generale Amonasro medita vendetta, Aida e Radamès si disperano. Tra affetti individuali e grandi pulsioni collettive, manipolate e organizzate entro una ritualità fanatica, non è possibile alcuna conciliazione.

Atto III

Di notte, sulle sponde del Nilo, Amneris entra nel tempio di Iside per pregare alla vigilia delle nozze. Sul luogo arriva anche Aida: ha un appuntamento con Radamès. Carica di ansia e nostalgia, evoca gli spazi di una terra lontana, canta l’amore per la patria perduta, simbolo di una felicità promessa e svanita.

Inatteso, appare Amonasro, che progetta un’imboscata contro l’esercito egizio. Si è accorto del legame tra Aida e Radamès e approfitta dei sentimenti della figlia per un calcolo strategico. Con dolcezza ingannevole, le promette il ritorno in patria, la gloria e l’amore. Ma a un patto: dovrà farsi dire dall’amato il percorso delle truppe egizie. Aida tenta di opporsi, ma la maledizione del padre e i sensi di colpa per la possibile strage del suo popolo la portano a cedere. Plagiata, Aida affronta l’incontro con l’amante spiegandogli le ragioni per cui l’unica soluzione possibile è la fuga. Riesce a convincerlo con la seduzione e la sensualità. Radamès svela l’informazione militare desiderata, ma Amonasro non sa far di meglio che uscire allo scoperto e rivelare la sua vera identità, vanificando tutto.

La situazione precipita. Amneris esce dal tempio e grida al tradimento. Amonasro si scaglia contro di lei per ucciderla ma Radamès glielo impedisce e, consegnata la spada a Ramfis, si fa arrestare.

Aida fugge col padre. Il suo sogno d’amore si è infranto per sempre sulle rive del Nilo.

Atto IV

In una sala del Palazzo del Re, Amneris è disperata. Colpita nell’orgoglio, è combattuta tra rabbia e amore, tra il desiderio di salvare Radamès e di distruggerlo. Alla fine, decide di salvarlo. Lo fa condurre in sua presenza e lo supplica di discolparsi; lei chiederà la grazia al Re.

Radamès rifiuta, sostiene di aver tradito involontariamente e, avendo perduto Aida, preferisce la morte. Resiste alle lusinghe di Amneris anche quando questa gli rivela che Aida è ancora viva e gli promette la salvezza se rinuncerà all’amore della schiava.

Radamès viene ricondotto nella prigione, i sacerdoti lo raggiungono per il giudizio. In lontananza si sentono le accuse di Ramfis, seguite dai silenzi dell’imputato e dalle invettive dei sacri ministri. Rapida, arriva la condanna: Radamès sarà sepolto vivo. Inutili le maledizioni di Amneris di fronte alla crudeltà della casta sacerdotale, vera detentrice del potere. Nemmeno la figlia del faraone può opporsi agli apparati repressivi dello Stato, ai meccanismi implacabili dell’organizzazione militare e religiosa.

Nel tempio di Vulcano, i sacerdoti chiudono Radamès sotto la pietra tombale. Ad attenderlo c’è Aida, entrata di nascosto nella cripta per morire con l’uomo che ama. Lui si dispera, lei vede avvicinarsi l’angelo della morte e la gioia eterna. Nel tempio invaso dalla luce, Amneris sconfitta invoca la pace: una sola nota, ripetuta, cupa. Nell’oscuro sotterraneo in cui vengono sepolti, Aida e Radamès sono immersi in un mare di luce musicale: annuncio di un mondo ultraterreno nel quale si realizzerà la felicità negata in terra.

fonte: https://www.cittadiverona.it/eventi/aida-allarena-di-verona

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#LoredanaBerté nel #magico #contesto del #TeatroRomano

Data 1 Settembre 2019 Orario 21:00 Dove Teatro Romano

Continua l’ascesa di Loredana Berté nelle classifiche di streaming dopo “Non ti dico no” il successo dell’estate – con i Boondabash – consacrato con doppio disco di platino. Un andamento positivo inarrestabile anche per “Cosa ti aspetti da me”, presentato al 69° Festival di Sanremo e accolto con 3 standing ovations dal pubblico dell’ariston, un vero record!

Uno straordinario gradimento per il brano che ritroviamo subito su youtube e nelle classifiche di streaming, dato importantissimo per un’artista in scena da più di quarant’anni. “Cosa ti aspetti da me” è nella top 10 su Spotify con oltre 1 milione e mezzo di streaming, top 3 su iTunes, top 10 su Apple Music e ha già conquistato oltre 2 milioni di views su Youtube.

“Cosa ti aspetti da me” è disponibile anche in 45 giri ed è incluso (insieme a contenuti extra) in “Liberte’- Sanremo edition”, uscito l’8 febbraio per Warner Music. Loredana Berté a marzo riprende il tour, che nella prima parte ha messo a segno sold out in ogni città: un successo che segue quello dell’ultimo album liberte’, molto apprezzato da pubblico e critica come anche “Cosa ti aspetti da me” presentato all’Ariston. Una speciale data del tour a Verona, nel magico contesto del Teatro Romano, Domenica 1 settembre.

Leggi l’articolo originale su Città di Verona! https://www.cittadiverona.it/eventi/loredana-berte-nel-magico-contesto-del-teatro-romano/ | Città di Verona

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L’ #icona del nuovo #pop #italiano #Levante al #TeatroRomano

Data 3 Settembre 2019

Orario 21:00

Dove Teatro Romano

Cantautrice del nuovo pop italiano, icona di stile naturale e versatile, dopo 3 album di successo per pubblico e critica e due libri bestseller, Levante torna con un nuovo singolo in uscita il 5 aprile per Warner Music, primo passo del suo nuovo percorso discografico.

“Andrà Tutto Bene”, questo è il titolo del nuovo brano, parla di futuro senza memoria, elenca lo spaventoso presente ma si aggrappa alla promessa che “andrà tutto bene.”

Non è solo un notiziario, è una presa di coscienza, ritrovarsi grandi e sentirsi comunque piccoli davanti a catastrofi ambientali, politiche disumane e indifferenza quasi pornografica, da censura.

L’uomo del presente ha dimenticato gli uomini del passato, quelli delle grandi rivoluzioni, delle grandi evoluzioni e senza un’idea di futuro indietreggia per paura nelle scelte sbagliate, issa muri e allontana ciò che non comprende.

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#Fieracavalli di #Verona #2019, 121a #Edizione

L’APPUNTAMENTO CON IL MONDO EQUESTRE: Il mondo equestre si da appuntamento a Verona in occasione di “Fieracavalli di Verona”. La storica manifestazione, con 121 anni di vita, non e piu ormai una fiera, ma una vera e propria tradizione con al centro il cavallo.

L’edizione 2019 di Fieracavalli si tiene dal 7 al 10 novembre 2019 in Fiera a Verona.

Fieracavalli e un catalizzatore di interesse per gli appassionati e soprattutto per le persone, in gran parte giovani, che attraverso il cavallo si riconoscono in un nuovo modo di concepire la vita, tra sport, tempo libero, ambiente e avventura.

Fieracavalli e una fiera articolata in cui amatori e professionisti del settore si incrociano e conoscono. Le aree tematiche pensate a tale scopo differenziano le esigenze dei visitatori: le aree commerciali per gli addetti ai lavori, le aree sportive in cui si tengono anche le competizioni e i Concorsi Ippici Internazionali a una e due stelle, il Concorso Nazionale Pony e lo spettacolo piu visitato: il westernshow. L’edizione serale invece delle sfilate e incentrato sul Gala d Oro.

Molto frequentate sono soprattutto le rassegne allevatoriali con numeri crescenti di anno in anno. sia per numero di espositori che di razze equine rappresentate. Accanto a questo cosmo professionale si alternano spettacoli e intrattenimenti per la famiglia e i piu piccoli.

Fieracavalli di Verona 2019, 121a Edizione

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Gli #Evanescence tornano in #Italia per una data imperdibile all’ #ArenadiVerona

Data 2 Settembre 2019

Orario 21:00

Dove Arena di Verona

Dopo l’indimenticabile sold out al Teatro degli Arcimboldi di Milano nel marzo 2018, tornano in Italia gli Evanescence, band tra le più rappresentative del panorama rock internazionale, pronta a stupire ancora una volta il pubblico italiano con una speciale data evento, nella location più suggestiva ed emozionante di sempre: l’Arena di Verona.

La data: 2 settembre Verona, Arena  Attenzione!

La disponibilità dei biglietti è limitata. Nati alla fine degli anni ‘90, nel marzo del 2003 pubblicano Fallen, l’album che ha consacrato il loro successo, permettendo alla band di farsi conoscere e apprezzare dal mondo intero.

La miscela di gothic e hard rock diventa uno dei casi più degni di nota nella stagione musicale dell’epoca, anche grazie ai singoli ‘My Immortal’, ‘Bring me to life’ e ‘Going Under’. Dopo l’uscita del fondatore Ben Moody e un silenzio artistico durato circa due anni, il gruppo torna con l’album The Open Door, anticipato dal celebre brano ‘Call Me When You’re Sober’, un disco che Amy stessa definisce di “purificazione”, in cui può liberamente esprimere i propri conflitti interiori, le sue personali esperienze di vita e una visione del successo non più pessimista, ma risolutiva.

A ottobre del 2011 esce ‘What you want’, traccia che precede Evanescence, il terzo album con cui la band torna all’origine del rock, entrato direttamente alla prima posizione della Billboard 200. Al termine della tournée mondiale legata all’album, sul palco della Wembley Arena di Londra, Amy Lee annuncia una lunga pausa musicale della band. Durante gli anni di silenzio artistico e dopo una parentesi solista di Amy, il gruppo non smette di creare e sperimentare, evolvendo verso un percorso che non può non sorprendere.

È, infatti, nel novembre 2017 che gli EVANESCENCE incidono ‘Synthesis’, un progetto straordinario di reworking relativo ai tre precedenti album in studio, con l’aggiunta di due inediti. Synthesis è una fusione tra il canto virtuoso e il pianoforte di Amy Lee, supportato dalla sua band, un’orchestra sinfonica guidata dagli arrangiamenti di David Campbell, collaboratore di lunga data, e una serie di programmi ed effetti di musica elettronica progettati dal coproduttore Will Hunt, con il mixaggio di Damian Taylor (già noto per le collaborazioni con Björk, The Killers e Arcade Fire).

Il risultato è una sintesi tra organico e sintetico, suoni classici e rock, in una reinterpretazione del passato con lo sguardo sempre rivolto al futuro, una narrativa concettuale che porta l’ascoltatore in un viaggio dall’oscurità alla luce accompagnato da un mix di groovy, elettronica e vibrazioni classiche.

Dopo il Synthesis Live Tour, uno show in acustico senza precedenti, accompagnato da una grande orchestra con cui la band ha girato il mondo in 82 date, compresa la tappa italiana a marzo 2018, gli EVANESCENCE tornano al punto di partenza riabbracciando il gothic-rock. La band statunitense, pluripremiata ai Grammy Awards, sarà in Italia il 2 settembre per un’incredibile performance nella meravigliosa cornice dell’arena di Verona.

Gli Evanescence tornano in Italia per una data imperdibile all’Arena di Verona

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